Se stai pensando “vuoi coibentare le pareti interne?”, probabilmente hai già in mente la scena: in inverno senti il muro freddo al tatto, la stanza non si scalda mai davvero, e la bolletta sembra avere vita propria. Poi ti dicono che basta un cappotto interno, due pannelli, un po’ di colla, e via. E invece c’è un errore comunissimo che può vanificare tutto, e spesso si scopre quando ormai è tardi.
L’errore che rovina l’isolamento, e non è “solo” una svista
L’errore più frequente è isolare una parete umida senza risolvere prima l’umidità (di risalita, capillare, da infiltrazione, o anche da condensa già presente). Sembra banale, ma è una trappola perfetta: il pannello copre la macchia, la parete “sparisce”, e per qualche settimana ti senti pure soddisfatto.
Poi però l’umidità non sparisce, cambia solo posto.
Quando chiudi una muratura umida dietro un isolamento interno, rischi di intrappolare acqua e vapore: la superficie non asciuga più come prima, le temperature interne della stratigrafia cambiano, e la condensa può formarsi dove non la vedi. Il risultato tipico è una combinazione di muffe, odori persistenti, intonaco che si sfoglia, macchie ricorrenti e, nei casi peggiori, degrado della muratura.
Come capire se la parete “ti sta avvertendo” prima dei lavori
Prima di scegliere materiali e spessori, prova a cercare segnali molto concreti. A volte sono sottili, altre volte gridano.
| Segnale | Possibile causa | Perché è un problema col cappotto interno |
|---|---|---|
| Macchie basse e diffuse | Risalita capillare | L’acqua sale dal piede del muro e resta intrappolata |
| Aloni dopo piogge | Infiltrazioni | Il pannello nasconde il punto di ingresso, ma l’acqua continua |
| Efflorescenze bianche | Sali in migrazione | Indicano umidità attiva, non un difetto estetico |
| Odore di chiuso, muffa | Umidità e scarsa ventilazione | Con l’isolamento sbagliato peggiora rapidamente |
Un controllo utile, semplice ma efficace, è verificare adesione e consistenza dell’intonaco (spolvero, battitura, parti che “suonano vuote”). Se la base non è sana, anche la posa più accurata diventa fragile.
Materiali e murature, la coppia che fa la differenza
Un’altra causa tipica di guai è usare materiali non adatti alla muratura. Pietra, laterizio e calcestruzzo non reagiscono allo stesso modo, e soprattutto non “gestiscono” il vapore allo stesso modo. In molte situazioni servono soluzioni traspiranti e stratigrafie pensate per evitare condensa interstiziale.
E qui arriva il punto delicato: non esiste un materiale “sempre giusto”. Esiste un materiale giusto per quella parete, in quel clima, con quel tipo di utilizzo del locale (cucina, bagno, camera poco ventilata).
Barriera o freno al vapore, l’errore invisibile
La tentazione è forte: “metto una barriera al vapore e sono a posto”. Ma la posizione e il tipo, barriera, freno o anche nessuno dei due, dipendono da calcoli e contesto. Se sbagli, il vapore può essere spinto esattamente dove non dovrebbe andare, cioè dentro la stratigrafia, creando accumulo e umidità nascosta.
Per questo si citano spesso verifiche secondo UNI EN ISO 6946 e UNI EN ISO 13788: non sono “burocrazia”, sono strumenti per prevedere comportamento termico e rischio condense prima di chiudere tutto dietro una lastra.
Ponti termici e posa, i dettagli che fanno saltare il risultato
Anche con parete asciutta e materiali corretti, l’isolamento può perdere efficacia se la posa è approssimativa. I colpevoli più comuni:
- Fessure tra pannelli o giunti non sigillati
- Superficie non complanare, pannello che “balla”
- Tasselli o punti freddi che creano micro zone gelide
- Ponti termici attorno a finestre, spallette, cassonetti, soglie
Sono proprio quelle zone a diventare le prime a macchiarsi, perché lì la temperatura superficiale scende e l’umidità interna si deposita.
La prevenzione che salva soldi, spazio e salute dell’ambiente interno
Coibentare internamente significa anche accettare una perdita di spazio, spesso fino a 10 cm per parete tra pannello, rasature e finiture. Proprio per questo vale la pena fare le cose in ordine:
- Diagnosi dell’umidità (capire origine, non solo sintomo)
- Eventuale impermeabilizzazione o risanamento
- Valutazione della muratura e della sua traspirabilità
- Scelta della stratigrafia con controllo condense
- Posa curata, soprattutto su giunti e contorni dei serramenti
Se vuoi un criterio semplice da ricordare: prima si mette in sicurezza la parete, poi si isola. Altrimenti l’isolamento termico non solo rende meno di quanto dovrebbe, ma rischia di trasformarsi in un “coperchio” che amplifica il problema che stavi cercando di risolvere.




