C’è una frase che sento ripetere spesso quando si parla di soldi, “i veri risparmiatori sono i tedeschi”. Anch’io l’ho pensata per anni. Poi guardi la classifica “giusta”, quella che misura dove finiscono davvero i risparmi delle famiglie, e ti accorgi che il paese europeo dove le famiglie hanno più risparmi, nel senso più interessante del termine, non è affatto quello che ti aspetti.
La classifica che ribalta l’idea di “chi risparmia di più”
Qui non stiamo parlando di quanto denaro resta fermo sul conto, ma del rapporto tra investimenti delle famiglie in strumenti di mercato (azioni, fondi, prodotti quotati) e PIL. È una fotografia del “coraggio finanziario” di un paese, o se preferisci, della sua confidenza con i mercati dei capitali.
I primi posti sono sorprendenti e nettissimi:
- Danimarca: 194% del PIL
- Svezia: 194% del PIL
- Paesi Bassi: 164% del PIL
- Italia: 119% del PIL (sì, davvero)
- (A seguire, altri paesi con valori più distanti)
Questa metrica premia chi non lascia i risparmi parcheggiati, ma li mette a lavorare in strumenti con potenziale rendimento più alto, e anche con volatilità. In pratica, è il lato più “dinamico” del risparmio.
Il dettaglio che fa spalancare gli occhi: i valori pro capite
Il primato danese non è solo “in percentuale”. Anche pro capite il distacco è impressionante, quasi cinematografico se lo immagini nella vita reale, come se ogni persona avesse un secondo motore finanziario acceso.
- Danimarca: 150.034 euro per persona
- Svezia e Paesi Bassi: oltre 100.000 euro per persona
- Lussemburgo: 76.937 euro (quarto tra i membri UE per valore pro capite)
- Italia: quarto posto assoluto nella classifica per rapporto sul PIL, con 119%
In fondo alla graduatoria tra i paesi UE troviamo invece:
- Romania: 16%
- Lituania: 18%
- Bulgaria: 20%
E qui arriva un altro dato che colpisce, nove paesi UE restano sotto i 10.000 euro pro capite investiti in strumenti di mercato. È una spaccatura culturale prima ancora che economica.
Perché Danimarca e Svezia dominano
Il punto non è che “abbiano più soldi” in assoluto, il punto è come li usano. Nei paesi nordici è più diffusa l’idea che la sicurezza non significhi immobilità. Il benessere si protegge anche con una pianificazione che include mercati, fondi, azioni, spesso attraverso sistemi pensionistici e strumenti collettivi ben rodati.
In parole semplici, si fidano di più dell’architettura finanziaria, e questa fiducia diventa abitudine. Un po’ come chi guida da anni su strade ghiacciate, non va più nel panico, semplicemente adatta la tecnica.
E l’Italia? Il quarto posto che non ti aspetti
L’Italia in classifica è una piccola “trama parallela” che vale la pena capire: siamo noti per essere conservativi, legati alla casa, al risparmio prudente, ai conti e ai titoli percepiti come stabili. Eppure, qui spuntiamo al quarto posto.
Come si spiega? Con un mix di fattori:
- una grande base di ricchezza familiare accumulata nel tempo,
- una parte crescente di risparmi che, anche gradualmente, si sposta verso fondi e strumenti di mercato,
- l’effetto “PIL”, perché un rapporto alto nasce anche dall’equilibrio tra denominatore e patrimonio investito.
In più, l’Italia resta terza in Europa per valore assoluto della ricchezza familiare (dietro Germania e Francia), segno che la capacità di accumulo non è affatto un mito.
Attenzione: “risparmi” non significa sempre la stessa cosa
Qui sta l’inganno più comune. A seconda della metrica, cambiano i vincitori.
Se guardi i depositi bancari, il podio cambia
In termini di depositi bancari (denaro fermo o poco movimentato), dominano i grandi paesi:
| Paese | Depositi bancari (miliardi di euro) |
|---|---|
| Germania | quasi 3.000 |
| Francia | 1.947 |
| Italia | 1.275 |
Quindi sì, Germania e Francia “vincono” quando parliamo di volumi in banca. Ma non è la stessa gara.
Se guardi il tasso di risparmio, cambiano ancora
Nel 2025, tra alcuni paesi selezionati, i Paesi Bassi risultano ai vertici con un tasso di risparmio personale elevato, segno di una disciplina costante che spesso alimenta anche gli investimenti.
Cosa ci dice davvero questa classifica
Se dovessi riassumerla in un’immagine, direi così: in Danimarca e Svezia i risparmi non “dormono”, viaggiano. E lo fanno dentro un ecosistema in cui la parola finanza non è percepita come un labirinto ostile, ma come un percorso da imparare, passo dopo passo.
La sorpresa, quindi, non è solo chi sta in cima. È scoprire che “avere risparmi” non significa soltanto accumulare, significa anche scegliere dove farli crescere, e accettare che la sicurezza, a volte, nasce proprio da un rischio calcolato.




